Manovra a vela: la CAPPA


SELEZIONA CATEGORIA:



LA CAPPA
La cappa si ha quando per la violenza del tempo, il veliero, nonostante la riduzione di velatura fatta, giudica pericoloso continuare nella sua rotta perché teme danni allo scafo, all’alberatura, al carico, alle persone.
Stare alla cappa significa sostenere il cattivo tempo, ricevendo il vento poco a proravia del traverso, con velatura ridotta al minimo. In queste condizioni la nave ha pochissima velocità in avanti mentre ha molto scarroccio, anche per effetto del vento e del mare sullo scafo e sull’attrezzatura.
Lo scopo della cappa è di creare tra la nave e le onde un ostacolo che la mette al riparo. Infatti, il bastimento scarrocciando molto lascia da sopravvento la sua scia (rèmora) che lo salvaguarda dai colpi di mare, perché le onde vive si trasformano in mare morto o lungo quando giungono nella remora. La remora ha il suo maggiore effetto protettivo quando rimane al traverso o poco a poppavia del traverso, perciò bisogna fare in modo che il veliero scarrocci presso a poco nel letto del vento.
Le vele da tenersi nella cappa dipendono dall’intensità del cattivo tempo e delle qualità nautiche del bastimento (cappa di buon tempo e cappa secca).
In condizioni di maltempo, quando non rimanga nient’altro da fare che aspettare che le condizioni migliorino, può essere necessario mettersi alla CAPPA.

CAPPA SECCA
Ammainare completamente le vele: la barca si mette di traverso alle onde e al vento. Legare la barra del timone sottovento in modo che tenda a spingere la barca all’orza. Le onde spingeranno la barca alla poggia, il timone la farà tendere all’orza e così manterremo una posizione abbastanza confortevole.

CAPPA FILANTE
Da un’andatura di bolina lascare completamente la randa e lasciare che il fiocco prenda “a collo” (cioè che si gonfi da sopravento). Legare la barra del timone sottovento. La barca manterrà la posizione. Questo tipo di manovra è anche consigliato per recuperare un naufrago in caso di cattive condizioni di mare

la cappa

 

 

LA CAPPA: MECCANISMO
La barca avanza poco ma scarroccia notevolmente (il fiocco a collo rimane sempre gonfio, la randa solo a tratti). È quindi indispensabile assicurarsi, prima di mettersi alla cappa, di avere sufficiente acqua sottovento, libera da ostacoli. Scarrocciando nella direzione del vento, ma anche avanzando un poco, l'acqua sopravvento a una barca alla cappa viene come appiattita dallo scafo che le scivola sopra creando così una zona di mare più calmo.
Ecco anche perché quest'andatura risulta piuttosto confortevole. Ci si può mettere alla cappa, mure a dritta o a sinistra, in tre modi diversi. Primo, virando in prora: tenendo il fiocco cazzato sulle vecchie mure, quindi a collo, e lascando completamente la randa.
Una volta terminata la virata, la barca si ritrova quasi ferma con fiocco a collo e randa in bando. È questo il momento per mettere il timone gradualmente e definitivamente all'orza.

METTERSI IN CAPPA
Un errore frequente quando ci si mette in cappa, specie su una deriva, è quello di mettere bruscamente la barra sottovento prima che l'abbrivo sia esaurito, ritrovandosi così con la prora al vento.
Secondo, orzando dall'andatura di poppa col fiocco a farfalla: senza toccare le scotte, né del fiocco né della randa, si orza progressivamente e, rimanendo sempre con la barra sottovento, ci si trova in cappa. Terzo, passando il fiocco a collo senza virare: solo con venti leggeri e con un'andatura stretta, lasciando entrambe le vele per rallentare la barca, si può passare il fiocco sopravvento, a collo. Una volta spento l'abbrivo mettere il timone all'orza e tenercelo. Per abbandonare la cappa invece basta mollare il fiocco a collo, riportare la barra al centro e cazzare gradualmente nell'ordine, fiocco e randa.

ABBANDONARE LA CAPPA
Oppure dalla posizione di cappa, puggiare fino a quando ci si ritrova in poppa col fiocco a farfalla. Si può continuare la puggiata e quindi strambare, o orzare passando il fiocco sull'altro lato. È possibile, entro certi limiti, cambiare la direzione di una barca alla cappa, intervenendo sulla randa, sul timone e sulla deriva.
Se ad esempio si vuole aumentare la velocità di avanzamento e diminuire lo scarroccio, passando così da una cappa fissa a una cappa che si dice filante, si può: tenere sempre il fiocco a collo; cazzare più o meno la randa a seconda della velocità e della direzione che si vuole avere; portare la barra più o meno al centro (attenzione però a non oltrepassarlo, si rischia di far gonfiare il fiocco a farfalla).
Si può regolare inoltre lo scarroccio con la deriva: se vogliamo ancora una cappa filante è bene tenerla completamente immersa (nella cappa fissa, per diminuire lo sbandamento e aumentare quindi il comfort, è bene sollevarla di circa un terzo). Se invece si vuole diminuire la velocità e aumentare lo scarroccio al massimo, si può alzare tutta la deriva tenendo la randa completamente lascata e la barra tutta all'orza. Intervenendo su una, su due o su tutte e tre le variabili (randa, timone e deriva), la cappa permette quindi una certa manovrabilità con andature, rispetto al vento dal lasco alla bolina molto larga. Non tutte le derive tengono la cappa allo stesso modo. È necessario quindi cercare, per tentativi, il giusto equilibrio, intervenendo sulle variabili in gioco.
Trovato questo, come abbiamo già detto, non è più necessario occuparsi del governo della barca. La barra può essere tenuta nella posizione voluta con un piede, un ginocchio, o essere fissata con una cimetta, lasciando così l'equipaggio disoccupato, ma pronto in qualsiasi momento a tornare velocemente alla normale navigazione.

L'ANCORA GALLEGGIANTE
ancora galleggianteLa maggior parte dei velisti e dei marinai in genere non le considerano strumenti utile da riporre nelle dotazioni di sicurezza, alcuni non sanno neanche cos’è ed a cosa serva, forse perché non hanno mai affrontato un mare in tempesta con venti sopra ai 50 nodi ed onde alte più di dieci metri, ma chi le burrasche le ha viste davvero sa bene quanto siano utili. Stiamo parlando della “ancora galleggiante” e delle “spere” Il numero dei metodi per superare il mare in tempesta è aumentato da quando si possono reperire sul mercato questi tipi generatori di resistenza idrodinamica cioè attrezzi che calati da prua o da poppa trattengono lo scafo da una delle estremità rallentandolo. Se uno scafo con equipaggio ridotto ha la necessità di ridurre o rallentare la velocità della propria barca, vuoi a causa delle pessime condizione meteo marine, vuoi per l’esigenza di riposare senza perdere il governo ed il controllo causato dall’eccessivo scarroccio, deve necessariamente affidarsi a queste attrezzature. Una volta con il termine ancora galleggiante si indicavano indifferentemente entrambe le categorie, oggi invece si devono distinguere, perché le due attrezzature hanno scopo ed utilizzi differenti. Infatti con la spera si continua a governare la corsa della barca a favore del mare e vento in tempesta, mentre con un’ ancora galleggiante la barca si muove solo con uno scarroccio contenuto. Alcuni grandi navigatori hanno teorizzato diversi metodi per superare una tempesta mediante l’impiego di un’ancora galleggiante, mentre altri vivamente la sconsigliano preferendo usare solo le spere e continuare a governare la barca “frenata”. In realtà non ci sono soluzioni giuste o sbagliate ed il mio consiglio è sempre quello di tenere a bordo entrambi i sistemi di resistenza idrodinamica, dato che non si mai quello che può capitare in barca durante una tempesta.

I NAVIGATORI SOLITARI E IL “METTERSI ALLA CAPPA”
La navigazione in solitario comporta molti sforzi e prolungati periodi al timone. Questo problema fa aumentare i rischi se lo stato del mare peggiora e la stanchezza del timoniere si fa sentire. Per poter continuare la navigazione con una certa sicurezza talvolta si può adottare il metodo di “mettersi alla cappa”, che comporta l’assunzione di una andatura particolare, in attesa che il tempo migliori: ciò consente anche di poter riposare un po’(esiste anche una cappa "involontaria"). La cappa consiste nel posizionare la barca in modo tale da avere il mare al mascone, ossia con le onde a 45° rispetto all’asse longitudinale, con una forza propulsiva tale da mantenersi così, senza avanzare o quasi. In questa circostanza la barca tenderà a scarrocciare sottovento, lasciando sopravvento una zona relativamente tranquilla(zona di remora). I frangenti arriveranno così sulla barca avendo perso gran parte della loro forza. La cappa può essere assunta sia a secco di vele sia con una certa velatura, questo dipende chiaramente dal tipo di barca e dalle condizioni del mare.
Moitessier si metteva alla cappa con randa di mezzana e barra tutta sottovento, ma senza ancora galleggiante. Lo scarroccio in questo caso creerà remora sufficiente, ma avrà in alcuni casi l’inconveniente del mare al traverso.
 Jean Gau utilizzava per la cappa la trinchetta bordata piatta il più possibile nell’asse della barca; col diminuire del vento e mare sempre pericoloso issava randa di mezzana e sempre barra sottovento. L’ancora galleggiante anche per lui era di scarsa utilità, dato che la sua azione faceva percepire maggiormente i colpi dei marosi sull’imbarcazione, aumentandone la pericolosità.
L’armo a ketch predilige la cappa con la vela di mezzana, essa infatti è più piccola e più facile da manovrare; ma soprattutto con mare al mascone e centro velico appoppato la barca con barra sottovento risulterà protetta da una sufficiente remora.
L’armo a sloop predilige la cappa con trinchetta poiché risulterà problematico manovrare con solo la randa terzarolata durante la burrasca.
In ogni caso assumere la cappa sottoporrà il timone a sforzi che potranno essere diminuiti utilizzando un fissaggio della barra con cime elastiche.
Sempre valida la lezione di Bardiaux: “il risultato dipende dalla barca; alla cappa si deriva sempre nella direzione sbagliata, facendosi portare dalla tempesta”. Fuggire il cattivo tempo è sempre la soluzione migliore e Bardiaux preferiva mettersi al vento.