2012 25 settembre

Tassa barca, qualcosa non torna. E che non si dia dell’evasore al diportista!

Stima di incasso sulla “tassa barca” totalmente sballata o diportisti evasori? Sulla base dei calcoli fatti dai nostri amici del Giornale della Vela, sembrerebbe che il Governo.......
Tassa barca, qualcosa non torna. E che non si dia dell’evasore al diportista!

Riprendiamo un articolo molto interessante apparso oggi sul sito del Giornale della Vela. Leggete, e fate le vostre considerazioni. Clamoroso errore del Governo o diportisti evasori? Noi propendiamo decisamente per la prima ipotesi, e voi? Scriveteci cosa ne pensate!

 

«Era ufficioso, ora è ufficiale. Il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani ha ammesso il buco nell’acqua della Tassa Barca. Durante l’ultima interrogazione in commissione Finanze della Camera è uscito un dato spaventosamente basso: il governo si aspettiva un introito di 155 milioni, ne sono arrivati solo 24. Come mai, cos’è successo? Facendo due rapidi conti qualcosa non torna: o le cifre di partenza erano clamorosamente errate, o qualcuno ha fatto male i conti oppure l’Italia è un Paese di evasori fiscali.

 

“Le imbarcazioni hanno lasciato i porti italiani”. Così ha esordito Ceriani in commissione. Ma al danno si somma anche la beffa perché evidentemente il sottosegretario non ha capito bene il meccanismo dell’imposta, ovvero che la Tassa Barca la pagano i possessori di una barca sopra i 10 metri di cittadinanza italiana, anche se ormeggiate in un porto estero. Quindi non c’entra nulla per gli effetti previsti dalla “Tassa Barca” se le barche degli italiani si sono dirette nei porti stranieri. L’unica cosa chiara è il dato di quanto per ora incassato, 24 milioni di euro. Ma perché il Governo Monti aveva previsto un incasso di 155 milioni di euro? Su quali dati aveva basato le sue previsioni?

 

IL RAGIONAMENTO SULLE CIFRE

Secondo le ultime cifre ufficiali del Parco nautico fornito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (ultimo censimento del 2009), in Italia sono immatricolate circa 101.000 imbarcazioni. A questo numero dobbiamo sottrarre 57.000 unità che risultano essere sotto i 10 metri, e quindi esenti dalla Tassa Barca. Ne restano quindi 44 mila, arrotondato a 45 mila visto che i dati sono del 2009.

 

Facendo due rapidi conti, se dividiamo questo numero (45 mila barche da tassare) per i 24 milioni incassati, troviamo che i diportisti italiani hanno versato allo Stato circa 533 euro in media a testa. Ma sempre dividendo le 45 mila barche per la cifra che il Governo Monti aveva in mente di recuperare da questa tassa, ovvero 155 milioni, il risultato è che i proprietari avrebbero dovuto pagare 3.440 euro in media cadauno. Un importo privo di senso secondo i nostri calcoli approssimativi. E vi spieghiamo perchè.

 

QUALCOSA NON TORNA

Con un semplice conto approssimativo, senza alcuna pretesa di scentificità statistica, abbiamo provato anche noi a fare una previsione di ciò che il governo avrebbe dovuto stimare come incasso della “Tassa barca”. Cercando di avvicinarci alle stime dei tecnici del Ministero delle Finanze, secondo noi, per grandi linee e cercando di stare abbondanti, tenendo conto della lunghezza e dell’età delle imbarcazioni italiane soggette alla tassa (che pagano una tassa diversa a seconda della lunghezza e con una stima di circa il 75% che usufruisce dello sconto vetustà), il governo avrebbe potuto stimare di incassare tra i 45 e i 67 milioni di euro, derivante da un incasso medio di circa 1.000/1.500 euro a diportista. Una bella differenza rispetto ai 155 milioni di euro dichiarati dal sottosegretario Ceriani.

 

DATI SBAGLIATI O STIME SBALLATE?

In definitiva, o i calcoli che ha fatto il governo erano basati su dati errati e il preventivo di incassare 155 milioni dalla Tassa Barca era pura utopia. Oppure, i loro calcoli sono giusti, ma le cifre sul parco barche italiane del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sono sbagliate. Ovvero ci sono molte ma molte più barche sopra i 10 metri in Italia rispetto ai dati del Ministero competente.

In questo caso la sintesi sarebbe una sola, una buona parte dei proprietari non ha pagato la tassa. Voi credete che un cittadino italiano possessore di una barca oggi si esporrebbe al rischio di essere dichiarato evasore fiscale non pagando una tassa che, alla luce dei fatti, si è rivelata in linea con quelle praticate da altri paesi europei? Noi non ci crediamo. Pensiamo invece che la stima di incasso del governo fosse errata. Il problema è stabilire perchè è accaduto ciò. E sopratttutto non vorremmo che partisse una nuova campagna mediatica del tipo “possessore di barca uguale evasore fiscale”. Basta, abbiamo già dato».

 

FONTE: LIGURIANAUTICA



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