La Bora e il Borino a Trieste

LA BORA E IL BORINO A TRIESTE

LA BORA: LEGGENDE POPOLARI E CARATTERISTICHE

Sulla Bora, il tipico vento che soffia sull'alto Adritico lo scrittore triestino Umbero Saba scriveva:
“ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore; come un amore con gelosia”.

La leggenda vuole che Bora sia in verita' una strega che abita gli abissi carsici.
Nella stagione delle nevi ama uscire dal proprio rifugio e assieme al figlioletto Borino, e scagliarsi furiosamente su qualunque cosa incontri.
Gelida e impetuosa, s'abbatte su rocce, alberi, case e uomini. Si volle intrappolarla ma invano, e ancor oggi, al sopraggiunger dell'inverno si sfoga con veemenza sulla citta' di Trieste.

Bora era una giovane ninfa ventosa che dimorava i boschi del Carso. Le sue fresche folate davano sollievo ai contadini che lavoravano la dura terra durante estati torride ed assolate.
Un giorno giunsero da lontano degli uomini cattivi ed ignoranti: costoro cacciarono gli agricoltori e posero di prepotenza le proprie dimore sul suolo carsico. Fatalita' volle che uno di questi burberi coloni uccidesse l'amato di Bora: la ninfa, schiantata dal dolore, si vendico' soffiando con gelida violenza.
Fu cosi' che la bora divenne nemica implacabile degli uomini e sempre, da allora, fa sentire la propria terribile e fredda rabbia.

Trieste è famosa per la Bora o la Bora è famosa perché soffia a Trieste? Rispondere a questa domanda significherebbe saper spiegare il soffio che lega l’una all’altra e – più in generale – a tutti gli abitanti della città che con questo fenomeno naturale hanno imparato a convivere o – meglio – ne sono costantemente influenzati.
La Bora è un vento continentale, secco e freddo che scende, con violenza, dall'Altopiano carsico al mare soprattutto nella stagione invernale. E’ il frutto dell’incontro tra un mare relativamente caldo, un retroterra elevato e freddo e un valico che si apre sul golfo della città.
Ma la Bora non è descrivibile semplicemente come fenomeno naturale, essa è anche il frutto delle leggende dalle quali nasce e che la raffigurano o come una strega abitante delle caverne o come una dolce ninfa dei boschi del Carso distrutta dal dolore per la perdita del Dio che amava. Comunque la si voglia immaginare, la Bora è un vento eccezionale che si incanala nelle valli che circondano Trieste e si abbatte impetuosamente sulla città dall’altipiano. La velocità, ovviamente, aumenta con la discesa e anche se la sua direzione costante (est-nord-est) ha insegnato ai triestini nel corso degli anni come difendersi dalle raffiche sempre più impetuose, la Bora è davvero ingovernabile.
Il deflusso della Bora avviene dalla Vallata della Sava di Lubiana e di Zagabria attraverso i valichi situati fra le Alpi Giulie Orientali e i monti Kapela e Velebit della Croazia. La corrente aerea, nella sua discesa verso il mare, viene divisa, dal gruppo del Monte Nevoso, in due flussi: uno a nord che scorre tra la Selva di Tarnova e il Monte Nevoso attraverso il valico di Postumia, ed uno a sud che fluisce tra il Monte Nevoso e le elevazioni settentrionali dei monti Kapela e Velebit. Il primo dilaga sull'Altopiano carsico e precipita sul golfo di Trieste, il secondo scende violento sul golfo di Fiume e sul Quarnaro.

Per un turista che arriva a Trieste in una giornata di Bora ci sono due possibilità: o se ne innamora e la affronta o si chiude in qualche caffè per scoprire un altro volto della città, quello legato alle abitudini, alle storie, agli incontri, ai grandi poeti ed autori che hanno celebrato Trieste nel mondo"

LA BORA: E LA CORRENTE DEL GOLFO

La bora è la maggiore responsabile della Corrente del Golfo di Trieste, uno dei quattro motori che permettono la vita dell’ambiente marino: la principale corrente del Mediterraneo è quella che passa attraverso Gibilterra e muove vorticosamente le acque nell’asse est-ovest. Poi ci sono tre correnti che muovono le acque da nord a sud. Una nasce nel Golfo del Leone, tra Spagna e Francia. Un’altra nell’Egeo settentrionale. La terza, di vitale importanza per l’intero Adriatico oltre che per tutto il Mediterraneo, ha origine appunto nel Golfo di Trieste, dove la bora, insieme agli altri venti freddi provenienti da nord e agli apporti fluviali, raffreddano in inverno le acque marine fino a 4-5 gradi, facendole inabissare e creando una corrente profonda che scende lungo le coste occidentali italiane per poi riemergere a sud del Salento. Nel 2003, ultimo anno in cui sono state fatte indagini oceanografiche nell’area, la corrente non è stata rilevata.
Senza questo movimento nord-sud, l’intero Adriatico si trasformerebbe in un mare fermo e sempre più caldo. Dal mare di Trieste fino alla costa pugliese si creerebbe una palude salmastra dove lo scambio di ossigeno non arriva oltre lo strato superficiale, rendendo inabitabile l’ambiente marino. Le specie animali tipiche del Golfo di Trieste- spiegano gli esperti del working group Mare della Conferenza nazionale Cambiamenti Climatici – sono pesci e piante marine tipiche delle acque fredde boreali. Saranno le prime a scomparire: non hanno né la possibilità di risalire verso mari più settentrionali, né quella di emigrare verso le profondità, visti i bassi livelli dei fondali alto-adriatici.
Il riscaldamento delle acque profonde in inverno, spiegano i ricercatori, innesca tre differenti motivi di allarme: primo la diminuzione di produzione primaria e quindi di biomassa marina; la diminuzione dell’assorbimento dell’anidride carbonica, il più importante gas-serra; la scomparsa della "corrente del Golfo" di Trieste che potrebbe mettere in discussione l’equilibrio ambientale e climatico dell’intero Mediterraneo.